La vera storia del perchè mi chiamo RavaNello

Questo articolo l’ho scritto in un giorno in cui ero particolarmente ispirata.
In realtà quella giornata non aveva niente di ispirante (fuori pioveva, faceva freddo ed era finita la cioccolata), ma chissà perchè le parole mi uscivano a fiotti.

Ho deciso finalmente di raccontare la storia del perchè mi chiamo RavaNello.
Non che prima non lo sapessi, ma non riuscivo a raccontarmi. A chi mi chiedeva “Perchè il nome RavaNello?” rispondevo farfugliando cose a caso, cambiando velocemente discorso.
Mi sembrava una storia banale, a dirla tutta un po’ stupida. Mi vergognavo.
Mi dicevo: com’è che tutti hanno queste spiegazioni bellissime, piene di significato e io una storiuncola insignificante che suscita solo ilarità?
Forse è meglio inventarmene una, mi dicevo.

«Mi chiamo RavaNello perchè amo la natura, in particolare l’essenza delle rape e il loro essere speciale
Troppo filosofico

«Mi chiamo RavaNello perchè mi piace il rosso-intenso-quasi-rosa, il bianco e il verde.»
Troppo patriottico

«Mi chiamo RavaNello perchè adoro la Littizzetto e il suo film
Troppo falso

Insomma, la verità è che non mi trovavo in nessuna spiegazione proprio perchè non era la verità.
Io non sono fatta per i paroloni e i significati contorti, né per la banalità o la finzione.
Mi piace l’unicità, fatta di momenti casuali e storie assurde.
Ora ho capito che la mia non è un’insignificante storiuncola proprio perchè è la mia storia.
E ho deciso di raccontartela, così com’è.

perchè mi chiamo ravanello

RavaNello non è  il mio cognome, non era il mio nomignolo da piccola e no…non mi piacciono i ravanelli.

E’ un nome nato per caso,  tra uno scalino e un mandarino.

E’ una storia semplice, la storia di un’amicizia che inizia così:

Università (quel breve periodo in cui ho frequentato, prima di scappare a gambe levate).
Lezione di letteratura, aula strapiena e io sono seduta sugli scalini.
C’è la pausa, mangio mandarini aspri, ascolto i discorsi altrui in silenzio. In particolare, ce n’è uno che mi interessa (neanche farlo apposta, due ragazze parlano di danza) e mi intrometto spudoratamente senza vergogna.
Una delle due mi guarda male. L’altra, una ragazza mingherlina, un po’ fuori dagli schemi, coglie la palla al balzo e inizia a parlarmi.
Diventiamo amiche.
Decidiamo di vederci e di studiare assieme.
Così un giorno arrivo in aula studio con le borse della spesa, mi siedo, tiro fuori i libri e vedo che lei mi fissa, con un sorriso beffardo sulle labbra e mi dice: “Cos’hai nelle buste? Ravanelli?!”

Da quel momento ha cominciato a chiamarmi RavaNello e RavaNello son rimasta 🙂

 

Questo articolo è dedicato ad Anita, unica e sola responsabile di questo nome buffo e fuori dagli schemi.

About Ravanello - Virginia Landro

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